IL TERRITORIO DI BIANZONE
Dalle origini a oggi: alla scoperta di un borgo affascinante
Posizione
Bianzone è un piccolo Comune montano di quasi 1300 abitanti della Valtellina situato sul versante retico. Confina a nord con la Svizzera, a est con il Comune di Villa di Tirano, a ovest con il Comune di Teglio e a sud con il fiume Adda e le Alpi Orobie.
In origine il centro abitato era spostato sul confine con Villa di Tirano, nelle vicinanze della Chiesa di San Martino, poi prima del 1000 il paese venne distrutto dal torrente Valle. Si formò così un conoide di deiezione, ossia un accumulo di detriti a forma di ventaglio, sopra il quale sorge ora il centro abitato. Il clima è alpino caratterizzato da inverni freddi, in passato anche molto gelidi, ed estati fresche, anche se negli ultimi anni l’aumento delle temperature ha portato a cambiamenti climatici evidenti.
Il fondovalle è caratterizzato da prati e campi. A salire sul conoide sorgono i meleti e i terrazzamenti con i vigneti, che permettono alle viti di crescere più rigogliose. A livello delle frazioni di Bratta e Piazzeda fino agli anni Sessanta del secolo scorso si estendevano enormi campi di grano saraceno e segale, mentre ora il bosco ha preso il sopravvento.
Per approfondimenti: INQUADRAMENTO GEOGRAFICO del Dr. Mario Curcio
Idrografia e orografia
Bianzone si trova sull’argine destro dell’Adda ed è attraversato da nord a sud dal torrente Valle che è lungo all’incirca 8 km. Il torrente nasce da tre sorgenti vicino a Campione, che si chiamano Corna, Fontanaccio e Acqueta, e in passato è stato causa di molteplici inondazioni e disastri: i peggiori intorno all’anno 1000, quando sommerse l’antico centro abitato, e nel 1870, quando invase con i suoi detriti e le sue acque il Santuario della Madonna del Piano.
L’acqua della Valle viene turbinata nella Centralina idroelettrica che sorge in Località Colora, ma non serve solo per produrre energia elettrica: fornisce anche l’acqua necessaria per bere, cucinare, lavare e bagnare i campi e i prati. Altri due corsi d’acqua importanti sono il fiume Adda a sud e il torrente Valle di Boalzo a ovest, che fanno da confini naturali.
Il comune di Bianzone è situato sul versante retico delle Alpi che va all’incirca dai 300 m del piano fino ai 2200 m del Colle d’Anzana. Bianzone ha un fondovalle abbastanza pianeggiante, anche se si trova ad un’altitudine di tipo collinare. Dal centro abitato a salire l’ambiente è tipicamente montano. La cima più alta del Comune è il monte Cancano a 2436 m. Tra le altre vette ci sono il Dosso della croce, il Combolino, la Vetta Salarsa, la Pala, il Crostone, il Corno e l’Elica. Il passo che collega Bianzone alla Svizzera è il Colle d’Anzana.
Per approfondimenti: TERRITORIO E AMBIENTE di Vanda Cerveri
Storia

Bianzone è frequentata da gruppi di uomini primitivi che cacciano e fanno sacrifici. Nei boschi sono state trovate rocce con incisioni rupestri.

L’imperatore romano Augusto conquista la Valtellina, che rimane territorio dei Romani fino al 476 quando la zona viene conquistata da un popolo germanico: i Longobardi.

Carlo Magno conquista la Valtellina, che diventa zona dei Franchi.

Bianzone diventa proprietà del vescovo di Como e, da allora, meta ambita dai nobili di Bormio per trascorrere l’inverno.

Como, la Valtellina e la Valchiavenna diventano proprietà dei Signori Visconti prima e Sforza poi, di Milano.

Il territorio valtellinese viene conquistato dai Francesi, padroni arroganti e violenti. Il loro dominio tuttavia dura poco, perché nel 1512 arrivano i Grigioni.

Tutto il Sedicesimo secolo è caratterizzato da epidemie e crisi climatica, che porta la popolazione a morire di peste e impoverirsi.

Napoleone Bonaparte caccia i Grigioni e include la Valtellina tra i territori francesi: tutti i beni, tra cui il Palazzetto Besta, vengono espropriati agli svizzeri. Sotto i francesi si registrano una grave crisi economica, per le tante tasse a carico dei cittadini, e la poca cura verso il territorio che provoca frane e slavine.

Con l’arrivo degli Austriaci la situazione migliora dal punto di vista economico, ma non sul piano delle epidemie e del clima troppo freddo.

Bianzone diventa Comune del nuovo Stato Italiano, con Pietro Polinelli come primo Sindaco italiano.

Le due guerre mondiali provocano diverse vittime in paese. Tra il 1950 e il 1970 le frazioni di montagna, Bratta e Piazzeda, si spopolano e molte persone abbandonano il paese per emigrare in Svizzera, in città e nelle lontane America e Australia. Chi rimane si dedica alla pratica del contrabbando per riuscire a guadagnare qualche soldo in più.
Per approfondimenti:
di Vanda Cerveri
Flora
Il territorio di Bianzone è suddiviso in 6 fasce caratterizzate da differenti tipi di flora:
- fondovalle (380-400 m di quota), è abbastanza pianeggiante e caratterizzato da campi di mais, patate e prati;
- conoide (400-800 m), è un promontorio creato dai detriti del torrente Valle caratterizzato da meleti e vigneti terrazzati. Da poco si aggiungono anche le coltivazioni di piccoli frutti e ulivi;
- fascia 800-1300 m, è un versante caratterizzato da boschi di latifoglie come robinie, faggi, castagni, ciliegi e querce;
- fascia 1300-1800 m, è un versante caratterizzato da radure, utilizzate in passato come alpeggi, circondate da boschi misti di latifoglie e aghifoglie;
- fascia 1800-2200 m, è un versante caratterizzato da boschi di aghifoglie come abeti, pini e larici in basso e cespugli come il rododendro in alto;
- fascia oltre i 2200 m, è un versante montuoso quasi privo di vegetazione dove si possono vedere fiori alpini come la genziana e l’erica.
Fauna
Il territorio di Bianzone è suddiviso in 4 fasce caratterizzate da differenti tipi di fauna:
- nel fondovalle si possono trovare anfibi (salamandra pezzata e rana), pesci nel fiume Adda come le trote e il temolo, tutti i più comuni uccelli (come il passero, il merlo e la rondine), insetti (api e farfalle) e tra i mammiferi la volpe, il pipistrello, la lepre, la faina e il riccio;
- nella zona submontana si possono trovare il capriolo, il tasso, da alcuni anni il cinghiale, lo scoiattolo, la salamandra, i ramarri, le bisce, la tortora, la ghiandaia, la cinciallegra e il picchio. Spesso alzando gli occhi al cielo si vedono poiane e falchi. Qualche anno fa in questa zona è venuto a farci visita anche un orso chiamato M19.
- nella zona montana si possono trovare il gallo cedrone, il cervo e il gufo.
- nella zona alpina oltre i 2000 m si possono trovare il gipeto, l’aquila, l’ermellino e la lepre bianca, che cambiano colore nei mesi invernali, il camoscio, la vipera e tra gli insetti le farfalle di vari colori.
Per approfondimenti: FLORA E FAUNA
Religione
I popoli primitivi che frequentarono Bianzone nella Preistoria erano politeisti, così come i Romani che conquistarono la Valtellina sotto l’imperatore Augusto. Nel V° secolo cominciò poi a diffondersi il Cristianesimo, grazie ai Longobardi. La chiesa più antica del paese fu la Chiesa di San Siro, commissionata nel 1100 da due sorelle bormine, Nalucia e Pagana: è a croce latina e ospita la cappella dei Besta, riconoscibile dallo stemma, e il dipinto di Santa Chiara senza volto (forse grattato via per evitare alla Santa di assistere alla disinfestazione della chiesa con la calce dopo l’epidemia di peste, quando l’edificio fu usato per ospitare i malati).
Oggi la religione cristiana cattolica è la più diffusa in paese, tuttavia sono presenti altri culti, prevalentemente monoteisti, a seguito dell’arrivo di famiglie straniere: tra questi c’è la religione cristiana ortodossa. Un gruppo di famiglie il sabato pomeriggio si ritrova a pregare al Santuario della Madonna del Piano.
Organizzazione
Bianzone fino al 1861 è stato un territorio di conquista da parte di vari popoli che sono giunti in Valtellina, e le leggi cambiavano a seconda del conquistatore del momento. Un po’ di ordine cominciò ad essere fatto nel Seicento grazie allo Statuto ‘Li vecchi ordini di Bianzone’. In questo volume erano elencate le principali leggi in 145 capitoli e venivano spiegate bene quali erano le cariche pubbliche, i ruoli che venivano dati alle persone e in che modo venivano dati.
A capo della comunità c’era un Decano che veniva eletto in piazza ogni anno a turno tra i 3 candidati delle contrade storiche: Piazza, Canova, Cambrem, Montagna e Selva. Ad aiutarlo a far rispettare le regole c’erano diverse persone.
Economia
Fin dai tempi dei Romani la coltivazione dell’uva era l’attività prevalente a Bianzone. Con la vendita del vino, in particolare in occasione della fiera di San Michele a Tirano il 29 settembre, i bianzonaschi potevano guadagnare del denaro. Durante l’anno i contadini e gli artigiani del legno erano al servizio delle famiglie nobili. Oltre all’uva si coltivavano prevalentemente il grano saraceno, la segale, l’orzo e le patate e si allevavano pecore per la lana, mucche per il latte, galline per le uova e asini come animali da soma.
A partire dal secolo scorso, oltre alla coltivazione dell’uva sui terrazzamenti a secco vengono coltivate le mele e da qualche anno anche diversi ulivi. Attualmente la maggior parte della popolazione lavora nel settore terziario e tanti anche in Svizzera.
Cultura
A Bianzone ormai da qualche decennio si parla e scrive quasi solamente in italiano. Tuttavia sono ancora presenti in paese anziani che mantengono quella che era la lingua più diffusa in passato: il dialetto, anzi i dialetti! In base alla zona in cui abitavano le persone veniva a svilupparsi un dialetto differente per pronuncia.
Questa lingua è il risultato delle diverse conquiste che hanno subito Bianzone e la Valtellina intera: ci sono infatti parole di origine latina, come panett (fazzoletto), altre di origine longobarda, come buter (burro), e altre ancora di origine ligure, come sberlusc (lampo). Anche alcune usanze tradizionali derivano da altri popoli, come per esempio ‘ciamà l’erba’ suonando i campanacci ai primi di marzo (tratta dai latini) e ‘gabinatt’ bussando di casa in casa alla ricerca di un dono il giorno dell’Epifania (tratta dai longobardi).
A Bianzone si trovano anche diverse opere artistiche e architettoniche:
- la Chiesa di San Siro, con numerosi affreschi del pittore cinquecentesco valtellinese Cipriano Valorsa;
- il Santuario della Madonna del Piano nel luogo in cui pare sia apparsa la Madonna nel 1675;
- la Chiesa di San Martino con il vicino ossario (XVII° secolo);
- la Chiesa di Sant’Anna a Piazzeda e la Chiesa di Sant’Antonio e San Bernardo a Bratta;
- il Palazzetto Besta, esempio di dimora nobile del Cinquecento;
- la Gatta, tenuta vinicola che pare fosse stata un convento nel 1600;
- la Colombaia, una costruzione a forma di torre con pianta quadrata a nord del Palazzetto Besta, con vari affreschi.
Per approfondimenti:
- IL PAESAGGIO ANTROPICO di Vanda Cerveri
- DIALETTO E TRADIZIONI di Vanda Cerveri
Scoperte e invenzioni
I bianzonaschi, come tutti i valtellinesi in generale, sono sempre stati molto resilienti. Di fronte alle difficoltà causate da una guerra, un’epidemia o un problema climatico (che significava raccolti andati a male), si sono sempre rimboccati le maniche e hanno lavorato insieme per risolvere i problemi.
L’invenzione più importante e significativa visibile in paese sono i terrazzamenti, costruiti con la tecnica dei muretti a secco. Sopra di essi ancora oggi sono presenti i filari di viti, che rendono meraviglioso il nostro paese. Altri interventi importanti per migliorare e rendere più facile la vita dei cittadini in passato sono state la costruzione delle strade di montagna per Bratta e Piazzeda e la messa in sicurezza degli argini del torrente Valle, che ha comportato anche lo spostamento della strada statale.
Inoltre, in diverse case è possibile vedere diversi attrezzi utilizzati dai contadini del passato per lavorare la terra e per la casa, costruiti da loro con materiali naturali quali legno, canapa e metallo: tra questi, il torchio per spremere l’uva a mano, il fiel per battere il grano saraceno, e il pudin, un coltello con la lama a mezzaluna. La costruzione tipica del paese sono le vecchie case in sasso attaccate le une alle altre, ancora visibili in alcune vecchie contrade del paese come Canova.
Vita quotidiana
La maggior parte della popolazione in passato era contadina e lavorava al servizio delle famiglie nobili, come i Planta o i Besta. Le famiglie povere a Bianzone erano molto numerose perché i figli erano l’unica ricchezza che possedevano i contadini (più si era e meglio si riusciva a lavorare). Tutti lavoravano: i bambini badavano agli animali e ai fratellini più piccoli e aiutavano nelle faccende domestiche; le donne aiutavano nei campi, curavano i figli e gli anziani, cucinavano e tenevano pulita la casa; gli uomini lavoravano i campi e soprattutto in inverno costruivano o aggiustavano gli attrezzi e riparavano mobili o parti della casa.
La cucina era semplice ma sostanziosa. Con il grano saraceno si preparavano i pizzoccheri e la polenta, con la segale il pane cotto nei forni in comune e con l’orzo il minestrone. Si mangiava perlopiù formaggio, verdure, cereali e frutti di stagione, poca carne perché gli animali servivano per il latte, le uova e la lana.
Gli uomini indossavano pantaloni lunghi fissati con le bretelle e una camicia, a cui in inverno si aggiungeva un maglione di lana, calzavano scarponi e calze lunghe di lana e portavano il cappello per ripararsi dal sole. Le donne invece indossavano una gonna o vestito fino al ginocchio, un grembiule e una camicia o un maglione di lana quando faceva freddo, ai piedi un paio di scarponi e calze lunghe come gli uomini e portavano un fazzoletto in testa per proteggersi dal sole o anche per andare a messa.
Attività sportive
In paese si possono praticare diverse attività sportive:
- nel Centro Sportivo Omar e Pietro (così chiamato in ricordo di due ragazzi di Bianzone che sono morti molto giovani e che erano molto appassionati di sport) si gioca a calcio e in estate a beach volley;
- all’interno del bar si può provare il gioco delle bocce;
- nella palestra vicino alla scuola si praticano karate, arrampicata e anche pallavolo;
- dato che Bianzone è fatta di salite e discese, un’altra attività molto diffusa è la bici;
- visto che ci sono tanti percorsi ciclopedonali, oltre alla bici si effettuano anche tante camminate o corse;
- in alta montagna in località Nemina Bassa tanti spiccano il volo con il parapendio.