Bastonate e frustate per le vie del paese perché tutti potessero vedere, esposizione legati alla catena nella pubblica piazza per essere oggetto di scherno; addirittura lo squartamento nel caso di lesa maestà o congiura contro l’onore delle Tre Leghe. Queste alcune delle pene corporali che, durante la dominazione grigionese (dal 1512 al 1797), venivano inflitte ai cittadini valtellinesi e di Bianzone in caso di colpe leggere o gravi. Non andava bene neppure a scuola, dove per correggere le mancanze degli scolari si usavano verghe e staffile (bastone).
Sono diverse le informazioni contenute nel libro “Da un’Ave Maria all’altra. La magnifica comunità di Bianzone al tempo di Grigioni”, scritto da Vanda Cerveri con il contributo di Christian Sertorio, la maggior parte delle quasi provenienti da un manoscritto del 1638 trovato nell’archivio storico di Sondrio e tradotto integralmente. Questo libro è un omaggio alle radici contadine di Bianzone, all’apparente benessere in cui viveva la gente, in realtà controllata dai Grigioni, alla ricchezza data dalle vigne, al lavoro e al sacrifici dei bianzonaschi, al significato del suono delle campane e tanto altro.