La Gatta

La Villa “La Gatta”, proprietà dell’azienda vinicola svizzera Triacca, è un esempio di come si possa coniugare la salvaguardia del patrimonio culturale con le esigenze di una moderna azienda agricola. Situata a ovest di Bianzone, in una zona vocata alla viticoltura, la tenuta comprende vigneti, frutteti, stalle, giardini e una villa con annessa la chiesa di San Domenico.

 

Dalle origini alla famiglia Mascioni

Nonostante la tradizione popolare la voglia un antico convento domenicano del XVI secolo, non esistono documenti che attestino tale origine. La proprietà passò alla nobile famiglia De Gatti dopo il 1500, da cui prese il nome e il cui stemma (due gatti che si arrampicano su un albero) è ancora visibile in diversi punti della villa.

Dopo circa un secolo, l’edificio cambiò più volte proprietario, finché nel 1895 fu acquistato da Giacomo Mascioni. La famiglia Mascioni, originaria di Poschiavo e dedita al commercio del vino valtellinese fin dalla metà dell’Ottocento, ampliò notevolmente la tenuta. “La Gatta” divenne un’importante fonte di lavoro per molti abitanti di Bianzone, offrendo occupazione stabile in un periodo di scarse opportunità, come testimoniato da uno scritto del 1965 che evidenzia l’importanza della tenuta per l’economia locale e la prevenzione dell’emigrazione.

Guido Mascioni, figlio di Giacomo, proseguì l’opera del padre e in suo onore donò la casa Confortola come sede della scuola materna. Tuttavia, negli anni ’70 il figlio di Guido, Loris, vendette e frazionò la tenuta all’insaputa delle sorelle.

 

L’era Triacca: innovazione e vini di pregio

Venduta a Triacca, “La Gatta” è oggi una rinomata destinazione per gli amanti del vino, circondata da 13 ettari di vigneti. Nelle sue cantine invecchiano prestigiosi vini DOC e DOCG valtellinesi come il Sassella, l’Inferno, il Valgella e il Valtellina.

“La Gatta” è anche un centro di sperimentazione vinicola. Oltre 25 anni fa, Triacca ha introdotto la sistemazione dei vigneti “a ciglioni” (o a banchette), con pendenze superiori al 60-70% e terrazze sostenute da terra inerbita. Questi ciglioni, collegati da rampe e stradine, consentono il passaggio di trattori e l’uso di macchinari per la lavorazione del terreno, i trattamenti antiparassitari e il trasporto dell’uva. Inoltre, è stato sviluppato un innovativo sistema di coltivazione che permette un’insolazione ottimale, con l’apparato fogliare che raggiunge circa 3 metri di altezza e una pendenza di 15 gradi verso sud, massimizzando l’assorbimento della luce solare.

Le ampie cantine sono state completamente rinnovate e ospitano circa 570 botti e botticelle, per una capacità di circa 1300 ettolitri di vino. Tra queste, spiccano le grandi botti (6000-7000 litri) per la maturazione dello Sforzato, un vino prodotto con uve sottoposte a un appassimento di 110-120 giorni.

Un altro obiettivo raggiunto da Triacca è stato il miglioramento qualitativo del vino attraverso una rigorosa selezione delle viti Nebbiolo. Un processo durato decenni, partito dall’osservazione di 213 viti, ha portato alla selezione di quattro “cloni” che costituiscono la base per il reimpianto dei vigneti. Attualmente i nuovi vigneti contano 7500 ceppi per ettaro, con una resa inferiore ma una qualità superiore.

 

Arte e storia all’interno della villa

All’interno della grande villa, salendo lo scalone principale verso il piano nobile si può ammirare un dipinto settecentesco raffigurante la Madonna Immacolata con la scritta “Non est macula in te”. Sul soffitto del salone principale, un affresco di Giovanni Gavazzeni (pittore ottocentesco di Talamona) rappresenta un’allegoria legata alla vite e al suo prezioso frutto.

tenuta La Gatta a Bianzone

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