Centralina

La centralina idroelettrica di Bianzone, situata in località Colòra, rappresenta un pezzo significativo della storia del paese. La sua vicenda è narrata in un documento del 1969 scritto da Aldo Gadaldi, la cui famiglia fu custode della centralina per decenni.

 

Nascita di un progetto rivoluzionario (1913-1914)

Nel 1913 un gruppo di volenterosi cittadini di Bianzone e Villa di Tirano, riunitisi in società anonima, decise di portare l’energia elettrica nelle loro case, abbandonando le obsolete lampade a olio. In un’epoca in cui in Valtellina solo Sondrio e Tirano avevano l’elettricità e l’economia locale era in difficoltà, l’idea di sfruttare la forza del torrente Valle per produrre energia era rivoluzionaria.

Il progetto iniziale, affidato all’ingegnere Italo Bongioni, prevedeva di prelevare acqua dai torrenti Bianzone e Boalzo per convogliarla a una centrale da erigere alla Galeazza (alla Gatta). Tuttavia l’opposizione della popolazione, timorosa per il funzionamento dei mulini e scettica sull’elettricità, portò a un piano alternativo.

 

Un progetto alternativo e la costruzione

Si optò per uno sbarramento del torrente Bianzone presso il Mulin dei Busnat. L’acqua veniva quindi convogliata in una vasca di decantazione per la depurazione e da lì in un canale di calcestruzzo lungo 1000 metri. Questo canale portava l’acqua in una vasca di carico in località La Muta, dalla quale partiva una condotta forzata in acciaio di 360 metri, con un dislivello di 250 metri, che alimentava le turbine della centrale.

La centralina fu inaugurata il 1° luglio 1914. Inizialmente il consumo energetico era modesto: un solo motore elettrico, pochi ferri da stiro e non più di tre lampadine per casa.

 

Sviluppo, nazionalizzazione e chiusura temporanea

Fino al 1930 la centrale si dimostrò funzionale, ma con la crescita dell’industria e il miglioramento della qualità della vita la sua capacità divenne insufficiente. Di conseguenza Teglio, Tresenda e San Giacomo si staccarono dalla fornitura. Nel 1934 fu installato un secondo gruppo generatore da 150 cavalli per aumentare la potenza. Nel 1947, a fronte di un ulteriore aumento del consumo, venne aggiunto un costoso motore a idrocarburi, utilizzato solo in emergenza.

Nel 1963 l’energia elettrica fu nazionalizzata e la centralina fu incorporata nell’Enel. Funzionò sotto questa nuova gestione fino al 23 maggio 1969, quando venne definitivamente chiusa. Aldo Gadaldi conclude la sua relazione con un profondo rammarico per la chiusura dell’impianto.

 

La rinascita della centralina

Fortunatamente, le previsioni pessimistiche di Aldo non si sono avverate del tutto. Dalla fine del 2011 la centralina è tornata a funzionare a pieno regime, grazie a un importante investimento da parte del Comune di Bianzone. Ora sfrutta due condotte forzate, utilizzando anche l’acqua dell’acquedotto comunale, continuando a generare energia per la comunità.

centralina a bianzone

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