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	<title>Archivi Punti di interesse | Ecomuseo Bianzone</title>
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	<title>Archivi Punti di interesse | Ecomuseo Bianzone</title>
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		<title>Il Masso di Piazzolungo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ecomuseo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 16:23:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ben poche notizie si hanno sulle origini del comune di Bianzone: certamente la località è abitata fin dalla preistoria, come si deduce dal ritrovamento di un&#8217;ascia dell&#8217;età del ferro e da alcune pietre incise ritrovate in territorio comunale, la più grande delle quali è il Masso di Piazzolungo. “La presenza di un sasso &#8220;curioso&#8221; sopra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ben poche notizie si hanno sulle origini del comune di Bianzone: certamente la località è abitata fin dalla preistoria, come si deduce dal ritrovamento di un&#8217;<a href="https://docs.google.com/document/d/18Z2nV9HDUEuL6NuFFZrnhcbsMcqvNcf8n9PFjJ8RAfg/edit?usp=sharing"><strong>ascia dell&#8217;età del ferro </strong></a>e da alcune <strong>pietre incise</strong> ritrovate in territorio comunale, la più grande delle quali è il <strong>Masso di Piazzolungo.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La presenza di un sasso &#8220;curioso&#8221; sopra la montagna di <strong>Piazzeda</strong>, in quel di Bianzone, era già noto a qualcuno dei pochi abitanti della frazione, ma nessuno, a quanto è dato sapere, si era mai soffermato sul significato delle strane incisioni presenti sulla superficie. […]</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il sasso di cui si tratta si trova alla quota di circa 1140 m s.l.m. <strong>lungo il sentiero Piazzolungo</strong> che da Piazzeda porta a Nemina Bassa. Il masso si trova in una zona boscata, recentemente colpita da una tempesta simil Vaia, al margine del sentiero ricoperto da un abbondante strato di fogliame e di materiale organico; una volta opportunamente pulito, mostra una sensazionale serie di incisioni variamente assortite e diversificate nelle forme; quasi tutte sono tra loro collegate da non profonde canalette, in qualche caso appena rilevabili.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le incisioni, geometricamente discrete, sono da ritenersi opera di esseri umani, in quanto in natura non sono classificabili come prodotti di origine sedimentologica o comunque legate a origine erosiva di eventi naturali. Il sasso, sicuramente erratico, di materiale roccioso metamorfico, ha un&#8217;area di circa 8 mq, uno spessore di circa un metro e presenta la superficie orientata verso sud-est con un&#8217;inclinazione di circa 6-7°. Le incisioni più diffuse sono le coppelle, ne sono state contate 43, variamente distribuite, del diametro variabile dai 4 ai 7 cm, tutte aventi generalmente una forma semisferica e collegate tra loro attraverso cabalette, quasi a voler significare la facilitazione della circolazione dei fluidi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altre interessanti, per quanto enigmatiche, forme, fortemente incise, sono due capaci vaschette a base quadrata di 20 per 20 cm e profonde circa 10, in grado di contenere anche più di due litri di liquido, anch&#8217;esse collegate con cabalette ad alcune coppelle.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si sono poi notate ben quattro vaschette, vagamente piediformi, della dimensione basale di 4 per 20 cm e della profondità di 3 cm circa; la loro disposizione è variamente casuale e senza un significato per noi comprensibile.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">[…] Sul significato delle incisioni non si hanno al momento spiegazioni e/o interpretazioni logiche, si è nella pura e semplice fase delle congetture e delle ipotesi; sicuramente tali segni lasciati da chissà quali nostri progenitori risalgono a periodi antecedenti l&#8217;età dei metalli, quindi buttando delle blande e poco attendibili date diciamo oltre il 10000 a.C.. Sulla destinazione di tale sasso, forse, guardando la disposizione delle vasche e delle coppelle e le cabalette di collegamento si potrebbe azzardare un&#8217;ipotesi: un&#8217;ara sacrificale o comunque un luogo di culto, abitudine molto comune nelle popolazioni ancestrali. Un&#8217;osservazione che si può fare è la seguente: a parte una testimonianza più  piccola e forse più recente, nell&#8217;area in esame non sono note altre prove o incisioni di tale importanza e di tale portata.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">A onor del vero va ricordato che diversi anni or sono fu rinvenuta nel circondario della frazione di Bratta un reperto archeologico consistente in un&#8217;ascia di bronzo (risalente a circa 2000 a.C.) oggi conservata presso la Sovrintendenza ai Beni Culturali Archeologici di Milano. Sicuramente, e questo è l&#8217;auspicio che noi facciamo, il reperto roccioso sarà segnalato e quindi sarà oggetto di studio da parte di esperti e di addetti ai lavori, si potrà così conoscere notizie sulla storia delle popolazioni o delle genti  che hanno vissuto nel nostro territorio in tempi così lontani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong><em>testo</em></strong> di Mario Curcio &#8211; Coordinatore dell&#8217;Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone tratto dall&#8217;archivio degli articoli del sito precedente</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><strong><em>foto</em></strong> di Vanda Cerveri</span></p>
<p><strong>Per approfondimenti</strong>:</p>
<ul>
<li><a href="https://docs.google.com/document/d/1iBXO-H5wdJ8HgcWkSPUVqFl9s80D5VldlniupLg1yJI/edit?usp=sharing">articolo dell&#8217;Istituto Archeologico Valtellinese &#8211; Notiziario 2005</a></li>
<li><a href="https://intornotirano.it/articoli/cronaca/un-altare-preistorico">articolo di Intorno Tirano del 4 agosto 2021 sul ritrovamento del masso </a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Aggiornamento</strong> <strong>agosto 2021</strong>:</p>
<p>È stata rinvenuta <strong>una nuova statua stele dell’età del Rame</strong> nei fondi del palazzo comunale di Bianzone. La stele di Bianzone nonostante porti i segni di successivi reimpieghi, conserva ancora le tracce della decorazione preistorica, incisa su pietra a martellina 5000 anni fa. Attualmente è conservata nei giardini di <strong>Casa Ronchi</strong> in attesa di essere spostata all&#8217;Antiquarium Tellinum.</p>
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		<title>Mulino di Prada</title>
		<link>https://www.ecomuseoterrazzeretiche.it/punti-di-interesse/mulino-di-prada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ecomuseo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 20:13:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In località Prada alta è conservato uno dei diversi mulini del paese: al MULIN DEI VALBÙZ. Possedeva due macine, buratto e pila, in parte conservate e un forno per il pane, con a fianco il torchio. Risale al Settecento. Ciò è testimoniato dal millesimo riportato sulla pila ‘1792’. Il mulino ha funzionato fino al 1955, mentre [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none">In località <strong>Prada alta</strong> è conservato uno dei</span> <span class="a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none">diversi mulini del paese: al <strong>MULIN DEI V</strong></span><strong>ALBÙZ</strong><span class="a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none">. Possedeva due macine, buratto e pila, in parte conservate e un <strong>forno per il pane</strong>, con a fianco il <strong>torchio</strong>. Risale al Settecento. Ciò è testimoniato dal millesimo riportato sulla pila ‘<strong>1792</strong>’. Il mulino ha funzionato fino al 1955, mentre il forno fino all’anno successivo. Fino al 1947 in estate il Valbuzzi, detto <strong>il Mulinée,</strong> c</span><span style="font-weight: 400;">on il suo carro passava nelle varie contrade a caricare i sacchi pieni di grano per portarli al mulino annotando sul suo taccuino il nome dei proprietari, il numero dei sacchi e il peso di ogni sacco. Saliva anche a Bratta e Piazzeda con i suoi due asini a prendere il grano di segale e di saraceno, lo portava al suo mulino in paese, lo macinava e poi riportava lassù la farina dopo averne trattenuto come compenso la mulitüra, cioè la dose di farina convenuta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Considerata la notevole distanza delle due frazioni dal mulino, il tragitto di andata e ritorno aveva un peso notevole per l’economia dei frazionisti, i quali cominciarono a pensare alla possibilità di macinare il grano nelle loro località. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Don Cirillo</strong>, l’indimenticabile parroco di Bratta, nell’immediato dopoguerra, riuscì a far arrivare lassù la corrente elettrica e in poco tempo sia Bratta che Piazzeda ebbero il loro mulino elettrico! Per tutti loro fu una grande conquista. I più anziani ricordano ancora con grande commozione il giorno del trasporto della macina: uno sforzo immane a cui i frazionisti avevano partecipato in massa spingendo e trainando insieme ai muli con ogni tipo di corda recuperata, comprese quelle del campanile, il carro con la mola su per le ripide mulattiere!!!</span></p>
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		<title>Ca&#8217; Gianotti</title>
		<link>https://www.ecomuseoterrazzeretiche.it/punti-di-interesse/ca-gianotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ecomuseo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 14:15:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Casa Gianotti è situata nell&#8217;omonima via al n. 1 e presenta le evidenze di un’ antica residenza aristocratica. Questa antica residenza gentilizia  pare appartenesse al nobile Piccioli, pittore e organista del 1700, che ha lasciato tracce delle sue opere pittoriche in varie chiese della Valtellina e della Val Poschiavo. Attualmente è sede dell&#8217;Antico Filare, gestito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Casa Gianotti è situata nell&#8217;omonima via al n. 1 e presenta le evidenze di un’ antica residenza aristocratica. Questa antica residenza gentilizia  pare appartenesse al nobile Piccioli, pittore e organista del 1700, che ha lasciato tracce delle sue opere pittoriche in varie chiese della Valtellina e della Val Poschiavo. Attualmente è sede dell&#8217;<a href="https://www.anticofilare.it/">Antico Filare</a>, gestito da <strong>Mauro Gianotti ed Elisa Salvadori</strong>.</p>
<h4>Gli esterni</h4>
<p>L&#8217;ingresso principale della struttura, riporta la data di costruzione, 1760, incisa nella chiave del portale.<br />
A quei tempi la Valtellina era un territorio soggetto al dominio della Repubblica delle Tre Leghe Grigione, terminato nel 1797 con l&#8217;arrivo di Napoleone. Il portale dell&#8217;ingresso è abbellito da una cornice in pietra verde di Tresivio dal mosso disegno settecentesco, che presenta un timpano a trapezio dai lati leggermente curvi e una conchiglia decorativa sulla sommità. I battenti sono in noce e gli specchi sono intagliati con motivi tipici dell&#8217;arredo barocco, arricchiti da un&#8217;elegante grata e da un catenaccio in ferro battuto, finemente lavorati.<br />
Un altro elemento caratteristico delle case nobili è la presenza sulle finestre di tutto il piano terra di inferriate in ferro battuto.<br />
Sul colmo del tetto è visibile un drago. Questo noto animale immaginario è una figura ricorrente che popola il folclore locale. Secondo la tradizione ha un significato simbolico e protettivo; scaccia infatti gli spiriti maligni, custodisce tesori e passaggi montani ed essendo l&#8217;unione degli elementi aria, acqua, terra e fuoco funge da guardiano della conoscenza.</p>
<h4>Gli interni</h4>
<p>All&#8217;interno tutto parla del passato: l&#8217;atrio a volta con accesso alle cantine, le scale in sasso e gli oggetti che richiamano alla memoria ricordi di vita contadina. Gioco, falce, gerla, botti in legno di rovere e di castagno sono alcuni dei tanti attrezzi presenti in Casa Gianotti.<br />
Tra I locali più caratteristici si segnalano:</p>
<ul>
<li>la stüa, tipico locale delle valli alpine interamente rivestito in legno di pino cembro, che veniva scelto per la sua qualità, oltre che per il suo profumo intenso e persistente, la morbidezza che facilitava l’intaglio e il colore chiaro che scuriva nel tempo;</li>
<li>l&#8217; involt con un atrio a volta che dà accesso alle cantine, le quali contenevano tre grosse botti in legno di castagno, materiale molto usato in Valtellina poiché la farina di castagno rappresentava una risorsa alimentare fondamentale all’interno della comunità, venendo spesso definita il &#8220;pane dei poveri&#8221;.</li>
</ul>
<h4>I simboli del legame col passato</h4>
<p>Un dipinto all’entrata della casa, realizzato dall’artista Pierangelo Minotti, raffigura il passaggio di testimone dalla vecchia alla nuova generazione.<br />
Un antico filare, da cui prende il nome la struttura, sorregge due viti che si arrampicano all&#8217;entrata di casa Gianotti. Il filare sostiene una vecchia pianta di uva dai chicchi dorati, messa a dimora da nonno Leandro, da sempre ben curata, a testimonianza dell&#8217;amore per il lavoro nelle vigne, e una giovane barbatella di uva nebbiolo, trapiantata dalla nuova generazione.</p>
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		<item>
		<title>La Bratta</title>
		<link>https://www.ecomuseoterrazzeretiche.it/punti-di-interesse/bratta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opds]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 09:16:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Bratta è una frazione di Bianzone situata a 1032 metri sul livello del mare e a circa 6 km dal centro abitato. Nonostante le sue origini siano sconosciute, è possibile ricostruire la storia del borgo attraverso le testimonianze degli ex abitanti e la vasta documentazione fotografica e filmata raccolta da don Cirillo Vitalini, sacerdote [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Bratta è una <strong>frazione di Bianzone</strong> situata a 1032 metri sul livello del mare e a circa 6 km dal centro abitato. Nonostante le sue origini siano sconosciute, è possibile ricostruire la storia del borgo attraverso le testimonianze degli ex abitanti e la vasta documentazione fotografica e filmata raccolta da <strong>don Cirillo Vitalini</strong>, sacerdote alla Bratta dal 1939 al 1957.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un passato di spopolamento e contrabbando</h3>
<p>Nel 1939 la Bratta contava <strong>circa 400 abitanti</strong> e un centinaio di famiglie, ma la popolazione diminuì drasticamente dopo la Seconda Guerra Mondiale a causa dell&#8217;emigrazione e del trasferimento a Bianzone. Don Cirillo descrive la Bratta come <strong>un insieme di case e contrade</strong> con al centro una chiesa (dedicata a Sant&#8217;Antonio Abate), una scuola e una canonica.</p>
<p>La vita era difficile per la popolazione, dedita all&#8217;agricoltura (coltivazione di segale, grano saraceno, orzo, patate) e all&#8217;allevamento di pecore e capre. Durante la guerra la scarsità di beni di prima necessità portò al <strong>contrabbando con la Svizzera</strong>, scambiando prodotti agricoli con sale.</p>
<p>Terminata la guerra, questa attività si trasformò nel <strong>contrabbando di sigarette e caffè</strong>, contribuendo all&#8217;economia locale. Nonostante l&#8217;illegalità il contrabbando non fu duramente osteggiato dalle autorità, probabilmente a causa della grave situazione economica post-bellica e dell&#8217;isolamento della comunità, priva di una strada carrabile di collegamento con il paese. La <strong>costruzione della strada</strong>, iniziata nel 1952, fu una delle principali preoccupazioni di don Cirillo negli ultimi anni del suo ministero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La rinascita odierna</h3>
<p>Nei primi anni &#8217;70 le ultime due famiglie rimaste abbandonarono la Bratta, che rimase disabitata per molti anni. Oggi, tuttavia, una famiglia si è stabilita permanentemente e molte persone tornano durante l&#8217;estate per trascorrere periodi di pace nelle case ristrutturate. La frazione si rianima in particolare nel periodo estivo. Fino a qualche anno fa nella seconda metà di agosto veniva organizzata la <strong>festa patronale</strong>, con la celebrazione della messa nella chiesa di Sant&#8217;Antonio e San Bernardo, la degustazione dei tradizionali pizzoccheri e l&#8217;organizzazione di giochi di una volta.</p>
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		<title>Santuario della Madonna del Piano</title>
		<link>https://www.ecomuseoterrazzeretiche.it/punti-di-interesse/madonna-del-piano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 07:10:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Santuario della Madonna del Piano a Bianzone è un tempio storico che racchiude epoche e stili diversi, la cui origine si lega a una tradizione di apparizione mariana documentata in un manoscritto del 1911. La parte più antica della struttura è il campanile romanico e una porzione di muro nella &#8220;vecchia sagrestia&#8221;. &#160; Architettura [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Santuario della Madonna del Piano a Bianzone è un tempio storico che racchiude epoche e stili diversi, la cui origine si lega a una tradizione di <strong>apparizione mariana documentata in un manoscritto del 1911</strong>. La parte più antica della struttura è il campanile romanico e una porzione di muro nella &#8220;vecchia sagrestia&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Architettura e evoluzione esterna</h3>
<p>Situato al limite del conoide di deiezione di Bianzone, al centro di un vasto piazzale (in parte ricavato dallo spostamento della strada statale dello Stelvio nel 1980), il santuario si presenta in modo diverso a seconda della direzione di arrivo. Per chi giunge da Tirano, la vista è dominata dalla <strong>bellissima facciata a nicchie</strong>, con cornicioni e lesene in pietra verde, un&#8217;opera armoniosa che anticipa lo stile barocco. Il portale in pietra verde, datato 1746, presenta una piccola nicchia superiore. Un finestrone ad arco interrompe il cornicione centrale, mentre ai lati e in basso si aprono grandi lunettoni e finestre quadrate incorniciate in pietra verde, con una cordonatura continua alla base.</p>
<p>Per chi arriva da Sondrio, l&#8217;edificio mostra un&#8217;interessante combinazione: il tiburio ottagonale sormontato dal lanternino della cupola rinascimentale si accosta all&#8217;<strong>antico campanile medievale</strong> con una cuspide quadrangolare allungata, che preannuncia il gotico e si erge a nord del santuario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Interni e restauri</h3>
<p>L&#8217;interno della chiesa è caratterizzato da un&#8217;ampia e luminosa <strong>navata unica con sei cappelle laterali</strong>, ricavate nello spessore dei muri e comunicanti tra loro. Nella cappella centrale di destra si trova una modesta cantoria e i resti di un organo settecentesco. Nelle altre cappelle ci sono quattro altari in gesso scagliola, tutti della seconda metà del Settecento. Il primo altare a destra è dedicato a San Francesco, mentre il successivo, dedicato alla Madonna Addolorata, conserva un&#8217;interessante predella in pietra lavorata e lo stemma della nobile famiglia Guicciardi. Sopra l&#8217;altare maggiore, gli affreschi della cupola raffigurano l&#8217;Assunzione della Vergine, con gli Apostoli in basso.</p>
<p>Il 22 settembre 1985 la chiesa ha riaperto al culto dopo un lungo periodo di chiusura e importanti restauri, resi possibili dalla tenacia di <strong>don Virginio Zubiani</strong> e dal decisivo spostamento della Statale. Questo evento fu celebrato con una processione per il <strong>trasporto della nuova statua della Madonna</strong> (quella originale era stata rubata nel 1961) dalla chiesa parrocchiale al santuario, e da eventi culturali come i concerti del festival annuale LeAltreNote.</p>
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		<item>
		<title>Centralina</title>
		<link>https://www.ecomuseoterrazzeretiche.it/punti-di-interesse/centralina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[opds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 13:24:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La centralina idroelettrica di Bianzone, situata in località Colòra, rappresenta un pezzo significativo della storia del paese. La sua vicenda è narrata in un documento del 1969 scritto da Aldo Gadaldi, la cui famiglia fu custode della centralina per decenni. &#160; Nascita di un progetto rivoluzionario (1913-1914) Nel 1913 un gruppo di volenterosi cittadini di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>centralina idroelettrica di Bianzone</strong>, situata in località Colòra, rappresenta un pezzo significativo della storia del paese. La sua vicenda è narrata in un documento del 1969 scritto da <strong>Aldo Gadaldi</strong>, la cui famiglia fu custode della centralina per decenni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nascita di un progetto rivoluzionario (1913-1914)</h3>
<p>Nel 1913 un gruppo di volenterosi cittadini di Bianzone e Villa di Tirano, riunitisi in società anonima, decise di portare l&#8217;energia elettrica nelle loro case, abbandonando le obsolete lampade a olio. In un&#8217;epoca in cui in Valtellina solo Sondrio e Tirano avevano l&#8217;elettricità e l&#8217;economia locale era in difficoltà, l&#8217;idea di <strong>sfruttare la forza del torrente Valle per produrre energia</strong> era rivoluzionaria.</p>
<p>Il progetto iniziale, affidato all&#8217;<strong>ingegnere Italo Bongioni</strong>, prevedeva di prelevare acqua dai torrenti Bianzone e Boalzo per convogliarla a una centrale da erigere alla Galeazza (alla Gatta). Tuttavia l&#8217;opposizione della popolazione, timorosa per il funzionamento dei mulini e scettica sull&#8217;elettricità, portò a un piano alternativo.</p>
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<h3>Un progetto alternativo e la costruzione</h3>
<p>Si optò per uno <strong>sbarramento del torrente Bianzone presso il Mulin dei Busnat</strong>. L&#8217;acqua veniva quindi convogliata in una vasca di decantazione per la depurazione e da lì in un canale di calcestruzzo lungo 1000 metri. Questo canale portava l&#8217;acqua in una vasca di carico in località La Muta, dalla quale partiva una condotta forzata in acciaio di 360 metri, con un dislivello di 250 metri, che alimentava le turbine della centrale.</p>
<p>La centralina fu inaugurata il <strong>1° luglio 1914</strong>. Inizialmente il consumo energetico era modesto: un solo motore elettrico, pochi ferri da stiro e non più di tre lampadine per casa.</p>
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<h3>Sviluppo, nazionalizzazione e chiusura temporanea</h3>
<p>Fino al 1930 la centrale si dimostrò funzionale, ma con la crescita dell&#8217;industria e il miglioramento della qualità della vita la sua capacità divenne insufficiente. Di conseguenza Teglio, Tresenda e San Giacomo si staccarono dalla fornitura. Nel 1934 fu installato un <strong>secondo gruppo generatore</strong> da 150 cavalli per aumentare la potenza. Nel 1947, a fronte di un ulteriore aumento del consumo, venne aggiunto un costoso <strong>motore a idrocarburi</strong>, utilizzato solo in emergenza.</p>
<p>Nel 1963 l&#8217;energia elettrica fu nazionalizzata e la centralina fu incorporata nell&#8217;<strong>Enel</strong>. Funzionò sotto questa nuova gestione fino al 23 maggio 1969, quando venne definitivamente chiusa. Aldo Gadaldi conclude la sua relazione con un profondo rammarico per la chiusura dell&#8217;impianto.</p>
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<h3>La rinascita della centralina</h3>
<p>Fortunatamente, le previsioni pessimistiche di Aldo non si sono avverate del tutto. <strong>Dalla fine del 2011 la centralina è tornata a funzionare a pieno regime</strong>, grazie a un importante investimento da parte del Comune di Bianzone. Ora sfrutta due condotte forzate, utilizzando anche l&#8217;acqua dell&#8217;acquedotto comunale, continuando a generare energia per la comunità.</p>
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		<title>Museo del vino</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 13:54:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo del Vino di Bianzone, inaugurato nel 2002 e dedicato a don Virginio Zubiani, è nato da un progetto scolastico intitolato &#8220;A spasso nelle vigne&#8221;. L&#8217;iniziativa ha avvicinato i bambini alla viticoltura e alla produzione del vino, coinvolgendo anche le famiglie nel recupero di antichi attrezzi. &#160; La nascita del Museo: un lavoro di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Museo del Vino di Bianzone</strong>, inaugurato nel 2002 e dedicato a <strong>don Virginio Zubiani</strong>, è nato da un progetto scolastico intitolato &#8220;A spasso nelle vigne&#8221;. L&#8217;iniziativa ha avvicinato i bambini alla viticoltura e alla produzione del vino, coinvolgendo anche le famiglie nel recupero di antichi attrezzi.</p>
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<h3>La nascita del Museo: un lavoro di comunità</h3>
<p>Il museo è stato realizzato grazie all&#8217;<strong>impegno della comunità</strong>, come raccontato dai bambini in una monografia. Il 12 gennaio 2002 nonni, genitori, maestri e il sindaco si sono ritrovati per dare il via ai lavori di recupero di un locale dismesso. Con entusiasmo e spirito di collaborazione, i volontari hanno trasformato l&#8217;ambiente, ripulendo pareti e pavimento.</p>
<p>Un momento saliente del progetto è stato il trasporto di un&#8217;enorme <strong>pietra da torchio</strong> <strong>di circa 25 quintali</strong>, ritrovata nella casa parrocchiale. I bambini hanno personificato la pietra, esprimendo i suoi pensieri e le sue preoccupazioni durante l&#8217;estrazione e il trasporto. La pietra, che si sentiva ormai vecchia e inutile, è stata sorpresa e felice di scoprire di essere destinata a un museo, a testimonianza della sua importanza storica. Con l&#8217;aiuto di trattori e, infine, della pala meccanica guidata dal sindaco stesso, la pietra è stata faticosamente introdotta nel museo, brindando alla sua nuova vita espositiva.</p>
<p>Il Museo del Vino di Bianzone celebra così non solo la storia della viticoltura locale, ma anche <strong>lo spirito di collaborazione e l&#8217;entusiasmo</strong> di una comunità che ha saputo valorizzare il proprio patrimonio.</p>
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		<title>Chiesa di S. Martino</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 14:01:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiesa di San Martino, situata in via Stelvio vicino a Villa di Tirano, è un edificio storico attualmente chiuso al culto. Si crede sia stata costruita nel XVII secolo su un&#8217;antica struttura, forse un cimitero di vittime della peste. &#160; Architettura e arredi scomparsi La chiesa presenta una facciata nobile, restaurata negli anni &#8217;70, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiesa di San Martino</strong>, situata in via Stelvio vicino a Villa di Tirano, è un edificio storico attualmente chiuso al culto. Si crede sia stata costruita nel <strong>XVII secolo</strong> su un&#8217;antica struttura, forse un cimitero di vittime della peste.</p>
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<h3>Architettura e arredi scomparsi</h3>
<p>La chiesa presenta una <strong>facciata nobile</strong>, restaurata negli anni &#8217;70, con timpano arcuato, finestre curvilinee e rettangolari e un portale in pietra verde. L&#8217;interno, a navata unica, è oggi completamente spoglio. In passato, ospitava un <strong>altare maggiore</strong> con un tabernacolo ligneo intagliato e dorato e una tela raffigurante San Martino. A sinistra della navata c&#8217;era l&#8217;altare di San Gottardo con una tela del vescovo. Anche un piccolo <strong>pulpito settecentesco</strong> in legno di noce è scomparso. Nella sagrestia rimane un mobile restaurato dell&#8217;Ottocento.</p>
<p>L&#8217;<strong>ossario</strong> adiacente, la cui facciata riproduce in miniatura quella della chiesa, un tempo conteneva ossa e teschi a scopo ammonitorio, oltre a tavolette votive per grazie ricevute; anche questi elementi sono oggi scomparsi.</p>
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<h3>Usi passati e tentativi di restauro</h3>
<p>La Chiesa di San Martino ha avuto diversi usi nel corso dei secoli: fu un <strong>ricovero per appestati</strong> nel 1632 e un <strong>lazzaretto</strong> durante la &#8220;spagnola&#8221; nel 1918. Fino agli anni &#8217;50, ogni prima domenica di maggio, vi si celebrava la messa e sul piazzale si teneva la <strong>Sagra di San Gottardo</strong>, famosa per la &#8220;pipa rossa&#8221;, un dolce di zucchero a forma di pipa.</p>
<p>Nella seconda metà degli anni &#8217;70 la chiesa fu oggetto di importanti lavori di restauro voluti da <strong>don Virginio Zubiani</strong> con l&#8217;intento di riaprirla al culto. Furono rifatti il tetto della chiesa e dell&#8217;ossario, sostituite le vetrate, posizionata la canalizzazione, pitturata la facciata principale, riparato il portone e sostituita la fontana esterna. All&#8217;interno, furono rifatti il cornicione e l&#8217;impianto elettrico e posizionate le lastre per il pavimento.</p>
<p>Nonostante tutti questi sforzi, però, la Chiesa di San Martino non è più stata riaperta al pubblico.</p>
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		<title>Palazzetto Besta</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 11:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Palazzetto Besta di Bianzone è una dimora nobiliare alpina rinascimentale, oggi in uno stato di silenziosa decadenza, che conserva un notevole valore artistico. Circondato da due ettari di terreno, mantiene i suoi tratti originali, tra cui snelli comignoli, lunette sul cornicione di gronda e aperture simmetriche contornate da pietra verde. Una colombaia ai margini [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Palazzetto Besta di Bianzone</strong> è una dimora nobiliare alpina rinascimentale, oggi in uno stato di silenziosa decadenza, che conserva un notevole valore artistico. Circondato da due ettari di terreno, mantiene i suoi tratti originali, tra cui snelli comignoli, lunette sul cornicione di gronda e aperture simmetriche contornate da pietra verde. Una <strong>colombaia</strong> ai margini della proprietà, con affreschi e decorazioni, testimonia l&#8217;antico splendore.</p>
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<h3>Architettura e struttura</h3>
<p>Varcando il cancello su Via Algherone, si accede a un cortile che rivela la caratteristica <strong>pianta a &#8220;U&#8221;</strong> del palazzo, di matrice medievale. Il corpo trasversale di fronte all&#8217;ingresso presenta una nicchia affrescata al piano terra, ormai degradata, e un <strong>pozzo marmoreo esagonale</strong> del &#8216;700. Al primo piano, un interessante <strong>loggiato con cinque arcate</strong> su pilastrini in pietra verde di Tresivio e volte a crociera è sormontato da una torretta con orologio e cupolino barocco che domina il cortile.</p>
<p>A sinistra si erge il <strong>corpo principale</strong> dell&#8217;edificio, di forma rettangolare (circa 32&#215;20 metri), con l&#8217;ingresso sul lato maggiore rivolto a sud. Questa parte, con murature in pietra intonacate, si sviluppa su tre piani, oltre alle cantine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Interni e dettagli storici</h3>
<p>Entrando dal portone principale, una ripida scala con una graziosa volta affrescata a grottesche conduce ai piani superiori. Al piano terra una <strong>cucina</strong> con una particolare volta a ombrello e un grande camino, affiancata da un piccolo locale foderato in legno. I vani ricavati dalla chiusura del porticato un tempo ospitavano l&#8217;antico torchio e altri attrezzi agricoli.</p>
<p>Al primo piano si trova il <strong>salone principale</strong>, di circa 4&#215;8 metri, illuminato da tre ampie finestre a sud. La sua volta ad &#8220;ali di pipistrello&#8221; richiama la sala da pranzo del palazzo Besta di Teglio e raffigura episodi della <em>Gerusalemme Liberata</em> di Torquato Tasso. Il secondo piano, gravemente dissestato, presenta vani con pregevoli soffitti a cassettoni, mentre il piano cantinato ha volte.</p>
<p>Il <strong>tetto</strong>, recentemente restaurato, è a due falde e a padiglione, con struttura in legno e copertura in ardesia, e sfoggia i caratteristici comignoli a torretta sagomata tipici dell&#8217;epoca e dell&#8217;architettura valligiana. L&#8217;edificio ad uso agricolo, aggiunto nel XIX secolo sul lato sud, è meno rilevante.</p>
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<p>Dal <strong>2004</strong> il Palazzetto Besta e i suoi 15.000 metri quadrati di terreno sono di proprietà del Comune di Bianzone.</p>
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		<title>Chiesa di San Siro</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 11:39:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiesa di San Siro a Bianzone, con la sua elegante architettura e il sagrato recentemente rinnovato, è un simbolo distintivo del paese. La sua storia e quella della parrocchia sono strettamente legate, con origini che risalgono al 1100, grazie a una donazione delle sorelle bormine Nelucia e Pagana della Torre. &#160; Evoluzione architettonica e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiesa di San Siro</strong> a Bianzone, con la sua elegante architettura e il sagrato recentemente rinnovato, è un simbolo distintivo del paese. La sua storia e quella della parrocchia sono strettamente legate, con origini che risalgono al 1100, grazie a una donazione delle sorelle bormine <strong>Nelucia e Pagana della Torre</strong>.</p>
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<h3>Evoluzione architettonica e restauri</h3>
<p>Inizialmente la chiesa mantenne un <strong>austero aspetto romanico</strong> fino al 1500, quando subì ampliamenti e rinnovamenti, completati il 1° agosto 1543. I recenti restauri, finanziati in parte dalla legge Valtellina e in parte dalla comunità, hanno riportato alla luce la sua antica magnificenza.</p>
<p>La <strong>facciata in stile barocco</strong> presenta un elegante pronao con colonne che protegge il portale d&#8217;ingresso settecentesco in legno intagliato. La <strong>torre campanaria</strong>, probabilmente di origine medievale alla base, si articola su cinque piani, con bifore e trifore. La pianta della chiesa è a <strong>croce latina</strong>, con una navata principale e due navate minori, ciascuna con quattro cappelle. Sopra l&#8217;ingresso si trova una cantoria in legno intagliato.</p>
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<h3>Tesori artistici all&#8217;interno</h3>
<p>All&#8217;interno, nella navata sinistra, spicca il <strong>fonte battesimale</strong>, una vasca marmorea chiusa da un pregevole ciborio ligneo cinquecentesco. Sull&#8217;altare della prima cappella attigua si trova una suggestiva <strong>ancona lignea dorata</strong> raffigurante L&#8217;ultima cena, attribuita a Cipriano Valorsa. L&#8217;<strong>altare maggiore</strong> è impreziosito da un maestoso ciborio ligneo scolpito, intagliato e dorato a forma di tempietto.</p>
<p>L&#8217;interno della chiesa è dominato dal <strong>grande</strong> <strong>affresco del Valorsa</strong> nella cappella di San Pietro Martire (la prima a destra). Interessante è anche la <strong>cappella di Sant&#8217;Orsola</strong>, sempre sulla destra, poco prima del transetto.</p>
<p>Una delle scoperte più sorprendenti degli ultimi restauri è il <strong>ciclo pittorico</strong> situato a fianco dell&#8217;altare maggiore, sulla destra. Si tratta di un&#8217;intera parete affrescata con quadri che rappresentano episodi della vita della Vergine Maria.</p>
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