In località Prada alta è conservato uno dei diversi mulini del paese: al MULIN DEI VALBÙZ. Possedeva due macine, buratto e pila, in parte conservate e un forno per il pane, con a fianco il torchio. Risale al Settecento. Ciò è testimoniato dal millesimo riportato sulla pila ‘1792’. Il mulino ha funzionato fino al 1955, mentre il forno fino all’anno successivo. Fino al 1947 in estate il Valbuzzi, detto il Mulinée, con il suo carro passava nelle varie contrade a caricare i sacchi pieni di grano per portarli al mulino annotando sul suo taccuino il nome dei proprietari, il numero dei sacchi e il peso di ogni sacco. Saliva anche a Bratta e Piazzeda con i suoi due asini a prendere il grano di segale e di saraceno, lo portava al suo mulino in paese, lo macinava e poi riportava lassù la farina dopo averne trattenuto come compenso la mulitüra, cioè la dose di farina convenuta.
Considerata la notevole distanza delle due frazioni dal mulino, il tragitto di andata e ritorno aveva un peso notevole per l’economia dei frazionisti, i quali cominciarono a pensare alla possibilità di macinare il grano nelle loro località.
Don Cirillo, l’indimenticabile parroco di Bratta, nell’immediato dopoguerra, riuscì a far arrivare lassù la corrente elettrica e in poco tempo sia Bratta che Piazzeda ebbero il loro mulino elettrico! Per tutti loro fu una grande conquista. I più anziani ricordano ancora con grande commozione il giorno del trasporto della macina: uno sforzo immane a cui i frazionisti avevano partecipato in massa spingendo e trainando insieme ai muli con ogni tipo di corda recuperata, comprese quelle del campanile, il carro con la mola su per le ripide mulattiere!!!