Ca’ Gianotti

Casa Gianotti è situata nell’omonima via al n. 1 e presenta le evidenze di un’ antica residenza aristocratica. Questa antica residenza gentilizia  pare appartenesse al nobile Piccioli, pittore e organista del 1700, che ha lasciato tracce delle sue opere pittoriche in varie chiese della Valtellina e della Val Poschiavo. Attualmente è sede dell’Antico Filare, gestito da Mauro Gianotti ed Elisa Salvadori.

Gli esterni

L’ingresso principale della struttura, riporta la data di costruzione, 1760, incisa nella chiave del portale.
A quei tempi la Valtellina era un territorio soggetto al dominio della Repubblica delle Tre Leghe Grigione, terminato nel 1797 con l’arrivo di Napoleone. Il portale dell’ingresso è abbellito da una cornice in pietra verde di Tresivio dal mosso disegno settecentesco, che presenta un timpano a trapezio dai lati leggermente curvi e una conchiglia decorativa sulla sommità. I battenti sono in noce e gli specchi sono intagliati con motivi tipici dell’arredo barocco, arricchiti da un’elegante grata e da un catenaccio in ferro battuto, finemente lavorati.
Un altro elemento caratteristico delle case nobili è la presenza sulle finestre di tutto il piano terra di inferriate in ferro battuto.
Sul colmo del tetto è visibile un drago. Questo noto animale immaginario è una figura ricorrente che popola il folclore locale. Secondo la tradizione ha un significato simbolico e protettivo; scaccia infatti gli spiriti maligni, custodisce tesori e passaggi montani ed essendo l’unione degli elementi aria, acqua, terra e fuoco funge da guardiano della conoscenza.

Gli interni

All’interno tutto parla del passato: l’atrio a volta con accesso alle cantine, le scale in sasso e gli oggetti che richiamano alla memoria ricordi di vita contadina. Gioco, falce, gerla, botti in legno di rovere e di castagno sono alcuni dei tanti attrezzi presenti in Casa Gianotti.
Tra I locali più caratteristici si segnalano:

  • la stüa, tipico locale delle valli alpine interamente rivestito in legno di pino cembro, che veniva scelto per la sua qualità, oltre che per il suo profumo intenso e persistente, la morbidezza che facilitava l’intaglio e il colore chiaro che scuriva nel tempo;
  • l’ involt con un atrio a volta che dà accesso alle cantine, le quali contenevano tre grosse botti in legno di castagno, materiale molto usato in Valtellina poiché la farina di castagno rappresentava una risorsa alimentare fondamentale all’interno della comunità, venendo spesso definita il “pane dei poveri”.

I simboli del legame col passato

Un dipinto all’entrata della casa, realizzato dall’artista Pierangelo Minotti, raffigura il passaggio di testimone dalla vecchia alla nuova generazione.
Un antico filare, da cui prende il nome la struttura, sorregge due viti che si arrampicano all’entrata di casa Gianotti. Il filare sostiene una vecchia pianta di uva dai chicchi dorati, messa a dimora da nonno Leandro, da sempre ben curata, a testimonianza dell’amore per il lavoro nelle vigne, e una giovane barbatella di uva nebbiolo, trapiantata dalla nuova generazione.

Discover other points of interest in Bianzone

The Rock of Piazzolungo

Prada Mill

hamlet la Bratta (Bianzone)

La Bratta

Sanctuary of the Madonna del Piano in Bianzone

Sanctuary of the Madonna del Piano

control unit in bianzone

Control unit

bianzone wine museum

Wine Museum