Ben poche notizie si hanno sulle origini del comune di Bianzone: certamente la località è abitata fin dalla preistoria, come si deduce dal ritrovamento di un’ascia dell’età del ferro e da alcune pietre incise ritrovate in territorio comunale, la più grande delle quali è il Masso di Piazzolungo.
“La presenza di un sasso “curioso” sopra la montagna di Piazzeda, in quel di Bianzone, era già noto a qualcuno dei pochi abitanti della frazione, ma nessuno, a quanto è dato sapere, si era mai soffermato sul significato delle strane incisioni presenti sulla superficie. […]
Il sasso di cui si tratta si trova alla quota di circa 1140 m s.l.m. lungo il sentiero Piazzolungo che da Piazzeda porta a Nemina Bassa. Il masso si trova in una zona boscata, recentemente colpita da una tempesta simil Vaia, al margine del sentiero ricoperto da un abbondante strato di fogliame e di materiale organico; una volta opportunamente pulito, mostra una sensazionale serie di incisioni variamente assortite e diversificate nelle forme; quasi tutte sono tra loro collegate da non profonde canalette, in qualche caso appena rilevabili.
Le incisioni, geometricamente discrete, sono da ritenersi opera di esseri umani, in quanto in natura non sono classificabili come prodotti di origine sedimentologica o comunque legate a origine erosiva di eventi naturali. Il sasso, sicuramente erratico, di materiale roccioso metamorfico, ha un’area di circa 8 mq, uno spessore di circa un metro e presenta la superficie orientata verso sud-est con un’inclinazione di circa 6-7°. Le incisioni più diffuse sono le coppelle, ne sono state contate 43, variamente distribuite, del diametro variabile dai 4 ai 7 cm, tutte aventi generalmente una forma semisferica e collegate tra loro attraverso cabalette, quasi a voler significare la facilitazione della circolazione dei fluidi.
Altre interessanti, per quanto enigmatiche, forme, fortemente incise, sono due capaci vaschette a base quadrata di 20 per 20 cm e profonde circa 10, in grado di contenere anche più di due litri di liquido, anch’esse collegate con cabalette ad alcune coppelle.
Si sono poi notate ben quattro vaschette, vagamente piediformi, della dimensione basale di 4 per 20 cm e della profondità di 3 cm circa; la loro disposizione è variamente casuale e senza un significato per noi comprensibile.
[…] Sul significato delle incisioni non si hanno al momento spiegazioni e/o interpretazioni logiche, si è nella pura e semplice fase delle congetture e delle ipotesi; sicuramente tali segni lasciati da chissà quali nostri progenitori risalgono a periodi antecedenti l’età dei metalli, quindi buttando delle blande e poco attendibili date diciamo oltre il 10000 a.C.. Sulla destinazione di tale sasso, forse, guardando la disposizione delle vasche e delle coppelle e le cabalette di collegamento si potrebbe azzardare un’ipotesi: un’ara sacrificale o comunque un luogo di culto, abitudine molto comune nelle popolazioni ancestrali. Un’osservazione che si può fare è la seguente: a parte una testimonianza più piccola e forse più recente, nell’area in esame non sono note altre prove o incisioni di tale importanza e di tale portata.
A onor del vero va ricordato che diversi anni or sono fu rinvenuta nel circondario della frazione di Bratta un reperto archeologico consistente in un’ascia di bronzo (risalente a circa 2000 a.C.) oggi conservata presso la Sovrintendenza ai Beni Culturali Archeologici di Milano. Sicuramente, e questo è l’auspicio che noi facciamo, il reperto roccioso sarà segnalato e quindi sarà oggetto di studio da parte di esperti e di addetti ai lavori, si potrà così conoscere notizie sulla storia delle popolazioni o delle genti che hanno vissuto nel nostro territorio in tempi così lontani.
testo di Mario Curcio – Coordinatore dell’Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone tratto dall’archivio degli articoli del sito precedente
foto by Vanda Cerveri
For further information:
- articolo dell’Istituto Archeologico Valtellinese – Notiziario 2005
- articolo di Intorno Tirano del 4 agosto 2021 sul ritrovamento del masso
Aggiornamento agosto 2021:
È stata rinvenuta una nuova statua stele dell’età del Rame nei fondi del palazzo comunale di Bianzone. La stele di Bianzone nonostante porti i segni di successivi reimpieghi, conserva ancora le tracce della decorazione preistorica, incisa su pietra a martellina 5000 anni fa. Attualmente è conservata nei giardini di Casa Ronchi in attesa di essere spostata all’Antiquarium Tellinum.